365 giorni, Libroarbitrio

Giovan Battista Marino

Roma 2 aprile 2013

“Cominciarono le mie sventure quasi nel principio della mia vita da colui che m’aveva data la vita, ch’in ciò solo il riconobbi per padre: mi disgraziò, mi discacciò, mi perseguitò”

Giovan Battista Marino nasce a Napoli nel 1569.

Fin dalla tenera età si senti oppresso e perseguitato dal volere del padre che lo avviò ben presto agli studi di legge sperando nell’abbandono delle sue “inclinazioni letterarie”.

Dal 1596 entrò come segretario al servizio di Don Matteo di Capua, principe di Conca. Qui trova la prima misura della sua possibilità di inserirsi con un margine di estro calcolato nella vita sociale.

Dal 1602 al 1606 visse a Roma al servizio del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di clemente VIII. La fama di letterato abile e virtuoso nel maneggio di una penna che poteva e voleva assecondare i gusti dei protettori, lo accompagnava sin dalla sua giovinezza.

A Napoli e soprattutto a Roma frequentava gli artisti , ammirava quadri e statue, vagheggiava già una grande sua collezione e sempre più si abituava a sentire l’arte come un aspetto e un mezzo di prestigio e di potenza.

Dal 1608 al 1615 visse a torino, presso la corte di Carlo Emanuele I di Savoia. Fu un periodo di lotte, tribolazioni,  di polemiche e di successi. Durante questo soggiorno il Marino aspirò al posto di segretario del duca, inoltre,  si poneva in un rapporto disinvolto e in qualche modo personale con l’ambiente aristocratico e di corte. La sua devozione e la sua servitù volevano essere quelle di un suddito ma  la sua indipendenza di parole, se non di fatti, la propensione alla beffa insospettirono il duca che lo tenne in prigione per più di un anno.

Nel 1615, accettando l’invito di Maria de’ Medici, vedova di Enrico IV, come tanti altri Italiani andò a Parigi. Qui fu onorato, pagato e stimato.

La corte si configura sempre più nettamente per il Marino come un’occasione di fortuna e di avventura, quasi una riserva di prestigio e insieme uno spazio per l’arte.

Il problema e il tema del potere che caratterizza molte opere seicentesche non interessano né turbano la vita intellettuale del Marino.

Pubblicò La Galeria, La Sampogna, e proprio a Parigi nel 1623 L’Adone. Quest’ultima opera subì forti opposizioni soprattutto in ambiente ecclesiastico.

Nel 1625 muore a Napoli sfiancato dalle polemiche contro la sua poesia.

A domani

LL