365 giorni, Libroarbitrio

La tragedia regolare

Roma 16 marzo 2013

Durante tutto il Seicento permane, riallacciandosi alla tragedia cinquecentesca, la tragedia letteraria più comunemente conosciuta e vantata come tragedia regolare.

Nel Settecento gli scrittori che continuano questo teatro come il marchese Scipione Maffei, o ne fanno in qualche modo una specie d’inventario come il Napoli Signorelli, sostengono appunto questa continuità.

Scipione Maffei, volendo appoggiare la sua gloria di autore della Merope e insieme di rinnovatore del teatro a una tradizione italiana indipendente da quella francese, pubblicherà nel 1723 a Verona un Teatro italiano o sia scelta di tragedie per l’uso della scena, avvicinando alle tragedie cinquecentesche, dalla Sofonisba del Trissino e dal Torrismondo tassesco alla Merope del Torelli, quelle settecentesche, l’ Alcippo e le Gemelle capuane del Cebà, il Solimano del Bonarelli, la Cleopatra del cardinal Delfino e l’Aristodemo di Carlo de’ Dottori.

Il canone così stabilito, dentro il quale la critica moderna, dopo il giudizio di Croce, ha riconsacrato il valore poetico di almeno una di queste tragedie, cioè l’ Aristodemo, può essere completato non soltanto con le opere di Federico Della Valle, ma anche con altre tragedie come quelle del cardinal Delfino, l’Ipanda dell’Alberi e, forse, l’Evandro del Bracciolini.

A domani

LL