365 giorni, Lié Larousse

Isabella di Morra

Roma 3 marzo 2012

Da Rime

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Torbido Siri, del mio mal superbo,

or ch’io sento da presso il fin amaro,

fa’ tu noto il mio duolo al padre caro,

se mai qui ‘l torna il destino acerbo.

Dilli come, morendo, disacerbo

l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro

e, con esempio miserando e raro,

nome infelice a le tue onde serbo.

Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva

(a che pensar m’adduci, o fiera stella?

come d’ogni mio ben son cassa e priva!),

inquieta l’onde con crudel procella

e di’: “Me accreber sì, mentre fu viva,

non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella”.

Nata intorno al 1520, le sue primissime rime narrano la mancanza del calor paterno, Giovanni Michele di Morra, partito nel 1528 al seguito del re di Francia.

Confinata in un borgo isolato muore venticinquenne per mano di tre dei cinque fratelli, venuti a conoscenza della sua amicizia epistolare con un feudatario vicino, lo spagnolo Diego Sandoval de Castro, assassinato anch’esso in un agguato da quest’ultimi commissionato. Il vero motivo del massacro non è mai stato chiarito, e, col passar del tempo, la curiosità che adombra la probabile storia d’amore tra Diego ed Isabella  è divenuta spunto di studi e ricerche sulle sole tredici poesie tramandate a noi dalla talentuosa poetessa.

A domani

LL

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