365 giorni, Libroarbitrio

Hàfez e Goethe: Divano occidentale orientale

Roma 28 febbraio 2013

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“Io vengo da lontano. Io vengo dalla Persia e dal Medio Evo. Io sono molta della lontananza possibile in poesia. Soprattutto dall’io. Vengo prima della psicoanalisi e dopo il Corano.  “

Hàfez nato a Shiraz, nella regione del Fars, è stato poeta di corte durante il secolo XIII. Durante la sua lunga e “bella” vita, come egli stesso scrive, si succedono le corti degli Inju, vassalli dei mongoli Il Khanidi e i Mozaffaridi, con il bigotto Amir e il di lui figlio, illuminato e poeta, Shàh Shojà, che verranno sconfitti dai Timuridi di Tamerlano, di cui però il poeta non visse tutto il loro percorso.

Hàfez narra di amore anzi di amori che vanno all’Amore. Uomini e donne, prìncipi e monellacci, predoni, coppieri. Costruiva parola per parola la versione orientale dello Stil Novo e dell’amor cortese dei provenzali: l’amore-tramite di conoscenza, l’amore-tramite per Dio.

Come in Dante l’amore non consumato consuma chi lo prova – “solo un poeta può provarne talmente” – fino a farlo bruciare nella visione di Dio. Così Hàfez costruiva, come Dante, la somma umana di tutti, la versione spirituali di tutti. La meta. La fiamma ultima dell’autobiografia, ovvero un sé umano contemplato dall’insopportabile compassione dell’occhio di Dio.

Alla sua opera cinque secoli dopo si ispirò Goethe per il suo Divano occidentale-orientale. Hàfez suggeriva da così lontano al genio dell’Occidente, che lavorava alla immensa struttura del governativa del Faust, come ci si abbandona all’insondabile: con le semplici cronache poetiche di una regione geografica , lontana come il cuore.

A domani

LL

Rif. Lettura in corso: Poesia, Vite di poeti
Fondazione Poesia Onlus