365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron IV

Roma 24 febbraio 2013

L’occasione tragica

La descrizione della peste fiorentina rappresenta la circostanza reale entro la quale si colloca la narrazione dei vari casi umani da parte dei giovani sfuggiti al disfacimento che ha coinvolto la città. Lo spettacolo dei tragici effetti della peste suggerisce al Boccaccio una serie d’immagini truci della vita civile sconvolta dal cataclisma dell’infermità, poste in un crescendo di orrore: dalla considerazione del dissolvimento dei legami fra  i cittadini, i parenti, i componenti del nucleo familiare che  si tengono lontani, si schivano per paura del contagio, alla vista dei corpi abbandonati e portati via da becchini improvvisati e prezzolati, alla scena allucinante delle bare che racchiudono intere famiglie e di lunghe processioni di bare. Perfino la riflessione di natura sociale sulla misera fine degli appartenenti alle classi più disagiate sembrerebbe dare al racconto una dimensione realistica, se tutto il Decameron non si rivelasse poi proprio come liberazione da quella eccezionale sofferenza. Anzi quello spettacolo iniziale assume uno strano sapore di fiaba, tanto si allontana dalla memoria di chi continua la lettura e si ritrova nel luogo incantevole dove si svolge effettivamente  la vita dei novellatori. Le pagine sulla peste vengono così dimenticate e superate. Il tragico spettacolo della peste è nel Boccaccio un pezzo di grande bravura letteraria, che introduce e fa risaltare la cornice idillica del Decameron, cioè un mondo di graziose bellezze naturali che è quello della poesia bucolica: l’immagine ricreativa della natura come luogo di lieto conversare, come immagine della serenità dello spirito e condizione ideale dell’arte.

A domani

LL