365 giorni, Libroarbitrio

Le Rime “petrose”: metro della sestina

Roma 11 febbraio 2013

La cosiddetta poesia realistica

Le Rime di Dante, a parte quelle composte al tempo della Vita Nova su temi d’amore e di cortesia, furono composte nell’arco di tempo che va dalla conclusione dell’operetta giovanile agli anni dell’esilio. La tenzone con Forese della quale sembra che il poeta volesse far ammenda nel Purgatorio quando vi alluse con vergogna, sottolineando il mutuo affetto che lo legava all’amico morto, esce totalmente dal clima della lirica d’amore e si allinea col genere dell’invettiva. E tuttavia i toni volgari e offensivi possono essere ridimensionati alla luce della consuetudine dei circoli letterari dell’epoca, in cui anche questo esercizio rispondeva all’interesse per l’affinamento dei vari livelli retorici.

Ad un raffinato impegno retorico rispondeva d’altro canto la serie delle quattro canzoni per la donna Pietra, le rime “petrose”, che si conformavano stilisticamente al tema di un amore difficile e carico di passione, mediante la durezza delle rime, la difficoltà del dettato e l’artificiosità metrica. Dante intendeva recuperare il modello provenzale di Arnaut Daniel, il “maggior fabbro del parlar materno”, come lo definirà nel Purgatorio, ammirato quindi appunto per l’eccellenza dell’artificio e il livello sublime dello stile. L’emulazione dell’illustre modello induceva Dante a complicare nella canzone Io son venuto al punto della rota il metro della sestina (serie di strofe di sei versi ciascuna, che ripetono secondo un determinato sistema le medesime rime fino ad esaurire tutte le combinazioni ) con la sestina doppia che complica il sistema moltiplicando le combinazioni. Così come nella più importante di queste rime, Così nel mio parlar voglio esser aspro, l’uso dello stile “aspro” diventa una sottile applicazione del principio retorico della convenienza fra forma e contenuto tematico.

A domani

LL