365 giorni, Libroarbitrio

L’ Exemplum

Roma 4 febbraio 2013

Funzione dell’Exemplum

All’inizio del XV secolo il letterato si accingeva a svolgere un particolare compito, quello di rendere i primi volgarizzamenti accessibili ad un pubblico più vasto, creato dalla rapida trasformazione  della vita politico-sociale, in un momento in cui la lingua volgare non aveva piena cittadinanza in un mondo culturale, si obbligò ad una scelta significativa; o procedere sulla falsa riga del testo latino, tenendosi il più possibile accosto ad esso, o riportarne il contenuto in una struttura diversa, più vicina ai modi del volgare parlato.

La stessa scelta delle opere da volgarizzare ha condizionato questo lavoro. La preferenza per i tratti morali e filosofici, per le storie, le cronache e gli “esempi”, per le narrazioni epiche era destinata a tradursi nella predilezione di taluni mezzi espressivi, quelli più tipici di quei generi. Sicché anche i volgarizzamenti, dipendono dai modelli latini, si atteggiano in forma diversa, dando luogo ad esiti stilistici diversi, e, naturalmente, diverso livello artistico.

Queste differenze sono riscontrabili soprattutto nella prosa narrativa, dove il tipo della narrazione agiografica o cronachistica, generalmente semplice nei nessi e nella costruzione , e quello della esposizione breve e sentenziosa dell’aneddoto o dell’ exemplum, offrono al volgarizzatore un modello latino ben diverso da quello degli storici e dei poeti epici classici, che pur vanno acquistando sempre maggior rinomanza.

L’ exemplum  appartiene originariamente alla pratica retorica. Su di esso era fondato il procedimento induttivo, come sul sillogismo era fondato quello deduttivo; forniva quindi la “prova” all’oratore e poteva presentarsi nella forma della parabola o della favola. All’esempio  non è inerente la storicità concreta, attuale, ma è necessario che esso si presenti come un caso tipico, capace di serbare un significato perenne, in cui poi risiede la sua forza dimostrativa.

A domani

LL