365 giorni, Libroarbitrio

La poesia epica in volgare

Roma 20 gennaio 2013

Le canzoni di gesta

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Un notevole impulso allo sviluppo della letteratura volgare diedero, soprattutto nel momento di crescita dell’organizzazione degli studi che si sviluppò nei secoli XI e XII, i centri del potere politico dell’Europa occidentale. Accanto alla corte imperiale e alle corti reali, numerose corti si formarono intorno ai feudatari, che rappresentano dal secolo IX in poi gli effettivi detentori del potere civile, militare ed economico.

Il sistema feudale attraversava in verità fra i secoli XI e XII un momento di cresi, o meglio di profonda trasformazione. Il potenziamento della nobiltà feudale a seguito della debolezza delle autorità ( l’imperatore di Germania e il re di Francia) che avrebbero dovuto garantire l’unità del sistema, favorì lo sviluppo delle corti, che dovevano essere segno di prestigio e di potenza. S’infrange il limite tradizionale che caratterizzava la figura del feudatario e il suo seguito, e cioè la funzione guerresca e politica, e la corte si apre alle novità della cultura elaborata nei centri scolastici, al gusto della poesia volgare, che aveva trovato fortuna e diffusione in seguito al moltiplicarsi di fenomeni commerciali e di costume, fra cui ebbero grande importanza le fiere e i pellegrinaggi. La corte accolse chierici e giullari, che divennero elementi essenziali di quella società cortigiana, che fu protagonista di una vera e propria civiltà, la civiltà cortese, destinata a far sentire la sua presenza come modello ideale al di là dei limiti storici del feudalesimo.

Dove questo fenomeno  si verificò prima che altrove ed in misura più vistosa fu nella regione francese nella quale si erano costituiti grandi e potenti feudi. Dal punto di vista linguistico si sogliono distinguere in essa due aree, quella settentrionale, con al centro Parigi, dove si parlava la lingua d’oil, e quella meridionale corrispondente alla Provenza, dove si parlava la lingua d’oc. I volgari erano infatti indicati attraverso la parola che designava in ciascuno di essi l’affermazione, la lingua del sì il volgare italico.

Lo sviluppo in senso culturale delle corti portò il volgare francese e provenzale all’avanguardia nell’ambito della nuova letteratura dell’ Occidente neolatino.

Nella società feudale della Francia del Nord , nell’ambiente gallo-normanno, furono elaborate prevalentemente le Chansons de geste, la prima forma di epica in lingua volgare:  ne è il prototipo la Chanson de Roland, fondata sulla legenda di Carlo Magno e dei suoi paladini, che costituì il cosiddetto “ciclo carolingio”. l’elaborazione letteraria scritta della Chansons de Roland dovette avvenire negli ultimi decenni del secolo XI, anche se le testimonianze sono successive. Fra le numerose versioni, quella conservata nella Biblioteca di Oxford fu copiata da uno scriba anglo-normanno del secolo XII: il nome Turoldo, consegnato agli ultimi versi dell’opera, fu forse quello dell’autore, forse del compilatore, ma a lui la tradizione epica finì con l’attribuire ogni leggenda vecchia e nuova sulla storia di Carlo Magno.

A domani

LL

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