365 giorni, Libroarbitrio

Tutto inizia e finisce con il Circo IV . Perché?

Roma 4 gennaio 2013

Perché è alla base del progetto 365, perché è il preludio col sapore di curiosità ed attesa, perdita e paura. Perché è come mantenere un segreto senza sapere di averlo stretto in pugno, ma soprattutto perché la storia del circo con i suoi giocolieri, artisti impavidi e menestrelli che hanno cantato le gesta di popoli tramandandola fino ad oggi è stato celato dietro un velo di tacito silenzio, finta assenza, quasi un nulla letterario pur avendo catturato le menti di molti intellettuali alla sua scoperta e ricerca. 

Dopo questa breve prefazione, come risposta a molte domande fattemi in questi giorni sul perché ho deciso di iniziare da un punto a caso quale il  mondo del Circo, andiamo avanti parlando delle caratteristiche principali della “poesia giullaresca” :

La poesia come salvaguardia della comunicazione:

la poesia giullaresca, non può essere valutata aprioristicamente come fatto estetico, in quanto la formalizzazione verbale nello stile formulare e modulare tipico della comunicazione orale corrisponde a mnemotecniche che hanno appunto la funzione di conservare e tramandare una cultura quasi del tutto orale.

La poesia intesa come enciclopedia del sapere:

Considerando che la scrittura nel Medio Evo è spiccatamente elitaria è inevitabile che i contenuti di questa cosiddetta   poesia abbiano un valore enciclopedico (cioè staticamente definito) del sapere,  diffuso  attraverso l’arte del parlare – ascoltare e non del          leggere – scrivere.

Psicologia dell’esecuzione poetica:

le culture orali, alle quali appartengono la poesia e la rappresentazione dei giullari hanno un tasso altissimo di visualizzazione, anzi si può dire che non possono prescindere dalla comunicazione visiva. Ciò vuol dire che uno studio corretto dei modi della comunicazione giullaresca dovrà necessariamente tener conto della formula del  modo cinetico  cioè del linguaggio del corpo formalizzato e coessenziale  alla comunicazione.

La mimesi:

cioè l’identificazione con l’ “oggetto” (rappresentato, cantato, danzato, eccetera) dell’esecutore (ripetitore – creatore) coinvolgendo nello stesso procedimento l’auditorio, potenzialmente reversibile con l’autore stesso. E’ un fenomeno tipicamente demologico (studio delle tradizioni e costumi popolari), in quanto l’oggetto della mimesi appartiene al patrimonio della cultura orale , condiviso e socializzato, entro cui la diversificazione   langue-parole  non è divaricante e la compartecipazione ( il coinvolgimento spettacolare, narrativo, rappresentativo) è  comprensiva,  orizzontalmente  dalla  triade                      esecuzione – mediazione – fruizione.

 A domani.

LL.

1 pensiero su “Tutto inizia e finisce con il Circo IV . Perché?”

  1. Le tue poesie sono come la bocca del dio hindu Krishna, che quando si apre si crea un mondo e custodisce le sue creature, pensieri che fermano il tempo e lo fanno girare in senso antiorario, con ossimori che tra loro si compensano, creando quel circolo dei sfere celesti di cui parlava Aristotele e dello stato di benessere dato dalla magia del nirvana, quando si è raggiunti il benessere spirituale e la pace ddei sensi

I commenti sono chiusi.